Can Can. Orfeo all'inferno

La trama rivisita in maniera impertinente il mito greco: sulla scena, Orfeo ed Euridice devono far fronte ad un ménage ormai noioso; lei non sopporta più la musica che il marito le propina ed è diventata l’amante del pastore Aristeo (in realtà Plutone travestito), lui non vede l’ora di perdere di vista la consorte. Come vuole tradizione, Euridice scende negli Inferi per volere di Plutone, dove fra danze sfrenate trova anche un nuovo amor “divino”… quale sorte l’attende? E soprattutto, ritornerà nel mondo dei vivi con l’amato/odiato marito?  Con Orfeo all’Inferno, Jacques Offenbach non solo fa dono all’arsenale del teatro musicale della più efficace e visceralmente coinvolgente arma espressiva a sua disposizione (il can-can), ma catapulta – con la leggerezza dei veri maestri – la neonata operetta nel nobile solco tracciato da Aristofane e Plauto. Gli Dei – i potenti – condividono le stesse debolezze e contraddizioni delle masse e, come uno specchio magnificante, ce le restituiscono in una sublime chiave parossistica. Nel presentare gli dei dell’Olimpo come meschini e ridicoli personaggi, Offenbach dona all’opera un sapore che a parte del pubblico borghese dell’epoca poté apparire addirittura scandaloso e dissacrante, ma a molti fu anche chiaro come, sotto la farsa, si celasse una geniale corrosiva satira del Potere e della nuova “nobiltà” borghese di Napoleone III.


Durata: 2 ore, con intervallo